«Ai valori naturali va finalmente riconosciuto un valore proprio»

01.7.2021

Ritratto di Silvia Zumbach

Silvia Zumbach

Direttrice di karch, il centro nazionale svizzero di dati e informazioni per anfibi e rettili (karch)

Silvia Zumbach ha a che fare ogni giorno con rettili e anfibi. Osserva, conta, valuta ed è preoccupata. «Molti pensano di poter risolvere tutti i problemi con soluzioni tecniche. Ma la perdita di biodiversità avrà per noi conseguenze non compensabili con le conquiste tecniche.», afferma la ricercatrice in un’intervista con il team della Iniziativa biodiversità. E auspica l’istituzione di comitati scientifici che favoriscano una politica più oggettiva e meno caratterizzata dall’emotività.

Dove va per godersi la natura e la sua varietà, Silvia Zumbach?  

In un’area formante un insieme continuo possibilmente vasto dove non vi sono tracce di presenza umana. Purtroppo queste regioni si trovano più facilmente all’estero che in Svizzera. Alcuni esempi qui da noi sono la Grande Cariçaie, la riva meridionale del Lago di Neuchâtel con la più estesa zona umida protetta della Svizzera. Oppure la riserva naturale Niederried-Oltigenmatt. E a volte me ne vado semplicemente a spasso in un bosco del Giura.

Lei è direttrice scientifica presso karch, Centro di Coordinamento per la Protezione degli Anfibi e dei Rettili in Svizzera. Qual è lo stato attuale della biodiversità?

La biodiversità sta chiaramente diminuendo, sia dal punto di vista del numero delle specie indigene sia specialmente per quanto concerne la biomassa, basti pensare alla moria degli insetti. Per quanto riguarda gli anfibi e i rettili, è da oltre 50 anni che le cerchie della protezione della natura ne segnalano il calo. Nel 1966 entrambi questi gruppi sono stati dichiarati protetti dalla Legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio. Mediante diverse Liste Rosse, Info fauna – karch ne ha documentato con dati scientifici la diminuzione e la comunica a intervalli regolari e ogni volta che ne abbiamo la possibilità.

Non ci sono leve, serve un altro modo di pensare e una nuova scala dei valori a tutti i livelli. Ai valori naturali va finalmente riconosciuto un valore proprio paragonabile ad altri valori.

Silvia Zumbach

Il calo dunque continua. Non è stato registrato alcun successo?

In generale, sappiamo di cosa necessitano molte specie, ossia stagni e laghetti specifici in maggiore quantità. La Svizzera è troppo secca. Il declino di alcune specie è stato però rallentato. Per esempio, in alcune regioni i progetti per la costruzione di stagni hanno frenato la diminuzione delle popolazioni della Rana di Lataste e della Raganella. Per contro, la diminuzione del Rospo calamita non accenna ad arrestarsi. La sopravvivenza di questa specie pioniera dipende in larga misura dalle attività estrattive. Anche se nelle cave moderne l’attività è spesso intensa e si svolge in uno spazio ristretto, risultano in molti casi delle nicchie in cui l’acqua stagna indisturbata per alcune settimane. Numerosi esempi pratici lo attestano. Spesso manca però una consulenza mirata e in alcuni casi anche le relative conoscenze o la volontà. In fin dei conti, non si registrano cambiamenti di rilievo sulla Lista Rossa. L’80 per cento delle specie rimane minacciata.

Trova ascolto a livello politico?

Purtroppo no. Qui da noi non esistono comitati scientifici istituzionalizzati permanenti su diversi temi come in altri Paesi. Questi comitati scientifici aiutano a rendere il dibattito politico maggiormente fattuale e meno incline all’emotività. I fatti scientifici non comportano necessariamente un’azione e non sono indicazioni su come procedere. Forniscono solo le basi per un dibattito, ma il suo svolgimento dipende dalla volontà politica.

In autunno avranno luogo le conferenze sul clima e la biodiversità delle Nazioni Unite, alle quali parteciperà anche la Svizzera. La Consigliera federale Simonetta Sommaruga sollecita decisioni ambiziose. A cosa servono i trattati e le strategie internazionali per la preservazione della biodiversità?

Sono molto importanti, perché stabiliscono le condizioni e il quadro per l’attuazione. Ma la Svizzera è troppo poco restrittiva e coerente nell’attuazione.

Quali sono a suo avviso le leve su cui occorre agire per preservare la diversità biologica?

Non ci sono leve, serve un altro modo di pensare e una nuova scala dei valori a tutti i livelli. Ai valori naturali va finalmente riconosciuto un valore proprio paragonabile ad altri valori. Quando un’azienda sfrutta o distrugge una risorsa naturale limitata, la risorsa stessa generalmente non ha alcun prezzo finché vengono rispettate le basi legali.

Quanto tempo ci resta fino al «punto di non ritorno»?

La natura continuerà a esistere comunque in qualche forma. Il «punto di non ritorno» si riferisce ai cambiamenti della natura e alle sue conseguenze sulle persone. Per molto tempo siamo riusciti a evitare implicazioni «negative» sugli obiettivi e sulle attività umane grazie a soluzioni tecniche, ad esempio attraverso le misure di protezione contro le piene. Ma la perdita di biodiversità avrà per noi conseguenze non compensabili con le conquiste tecniche. Sotto questo punto di vista la risposta è: nessuno.

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